Caterina

In Paese la chiamavano “l’inglese”.

In realtà, Caterina in Inghilterra non c’era mai stata (né poteva vantare legami con un qualche parente lontano) ma, nonostante la gente lo sapesse, era entrata nell’immaginario collettivo con quel soprannome per via di un insieme di cose: la foggia -e la varietà- dei suoi cappellini, un non so che di aristocratico nel modo di fare e, soprattutto, quella strana abitudine di uscire per camminare proprio quando pioveva.

Se il cielo prometteva pioggia, nelle mattine d’aprile la potevi vedere dirigersi verso la collina vestita di tutto punto -galosce a parte- con in testa uno di quei suoi cappellini inusuali e l’ombrello sotto al braccio, rigorosamente chiuso.

Nessuno aveva mai avuto l’ardire di chiederle il motivo, e ormai, dopo tanti anni, quel mistero aveva smesso di suscitare scalpore.

Del resto, se anche lo avessero saputo, probabilmente non avrebbero capito: a Caterina piaceva la pioggia perché la considerava un poetico stratagemma del mondo per prepararsi a nuova vita, lasciando fluire via tutto ciò che ormai non occorreva più.

Per questo non apriva l’ombrello…

…Le piaceva pensare che, bagnandosi di pioggia sottile, prima o poi sarebbe fiorita anche lei.