Il Bagatto

In Paese hanno iniziato a chiamarlo ‘Bagatto’ per via dello scialle di lana infeltrita: talmente lungo da sembrare un mantello, lo lascia scivolare fino a terra e quelle mappe arcane di colore rosso e verde che si intrecciano sulla schiena lo fanno sembrare appena uscito da una carta di tarocchi.

Non si sa quanti anni abbia, né da dove venga di preciso. Ogni mattina è il primo ad arrivare, ma non per accaparrarsi il posto migliore (come sarebbe lecito pensare).

No.

Il Bagatto viaggia leggero: un tavolo e una sedia sono tutto ciò che gli occorre. Il punto che ha scelto per sé si trova nell’angolo più distante dalla confusione che presto si riversa sulla strada, e più che proporre la sua mercanzia pare quasi che si metta in attesa.

Del resto il tavolino non è ricoperto di ninnoli e regali, ma di fogli di carta lasciati bianchi.

“Guardi bene!” incita, quando un avventore storce il naso notando che i fogli sono vuoti “Non sono bianchi ma da riempire, e questo fa tutta la differenza!”.

Non si sa in quanti lo prendano sul serio, in quanti ascoltino il suo invito ad avventurarsi in quel magma fluido che è il mondo oltre le apparenze.

Ma qualcuno deve esserci perché, sera dopo sera, le sue braccia sono sempre un po’ meno cariche e il cielo notturno che ricopre il tavolo sgangherato sempre un po’ meno puntellato di stelle.

Se chiedi in giro, però, in pochi confideranno di avergli dato retta.
Non è per vergogna che non rispondono, ma per quella strana forma di distrazione che cattura sempre chi sta per cominciare un viaggio importante.

Se ci vuole coraggio per accettare occhi nuovi con cui guardare le cose, ne occorre ancor di più per accogliere la strada che poi sapranno mostrare.

Scopri chi si cela dietro al Bagatto